28
Domenica 28 Gennaio
Teatro / Rassegna: Saluzzo a teatro




La favola bella

Saluzzo, Via Palazzo di Città, 15, presso Teatro Civico Magda Olivero


La favola bella

Regia di Grazia Isoardi

La Favola Bella è uno spettacolo che nasce nel 2014 con i detenuti del Laboratorio teatrale del Carcere di Saluzzo.Oggi è un progetto innovativo per la Regione Piemonte perché grazie al consenso delle Autorità Giudiziarie il gruppo può replicare, mensilmente, in teatri esterni sul territorio nazionale. Il teatro diventa così veicolo di sensibilizzazione per la cittadinanza rispetto ai temi dell’educazione alla legalità e occasione di riscatto per i detenuti-attori partecipanti. L’iniziativa va ad autofinanziare le attività teatrali formative presenti nella Casa di Reclusione.

Chi potrebbe mai essere quella bambina nel bosco che porta un cappuccetto rosso? Da dove viene e che ne sarà di lei? Perché se ne va tutta sola? Tra tutte le fiabe quella di Cappuccetto Rosso è sicuramente la più conosciuta e variamente interpretata, dalla versione del 1600 di Charles Perrault a quella ottocentesca dei fratelli Grimm e tutte attingono a fonti orali popolari molto antiche e tutte radicate nella cultura contadina europea. La fiaba è come uno specchio nel quale tutte le epoche si sono costantemente rispecchiate, molto vicina alla realtà della vita così come alle nostre esperienze interiori. C'era una volta....e c'è ancora la necessità del fabulare, antica arte che trasforma la meraviglia in parola e la parola in nuova meraviglia. C'era una volta... e c'è ancora la bambina ingenua ed innocente inghiottita da un lupo famelico, il bosco misterioso e il cacciatore salvifico, il fascino della trasgressione e della paura, la ricerca del piacere e la certezza della cattiveria dei lupi. E chi è il lupo? Mangia la bambina per punirla della disobbedienza alla mamma o semplicemente per un naturale istinto di sopravvivenza? E' un malvagio o semplicemente un matto? C'era una volta...e c'è ancora un lupo che passa per cattivo.

Rileggendo la fiaba il gruppo si è riconosciuto nel branco dei lupi ed ha rivisitato la storia dal proprio punto di vista riconoscendo la necessità di raccontare e di raccontarsi, di guardare in faccia le paure e le difficoltà del crescere, di essere consapevoli dell'avidità che li ha portati a non accontentarsi delle piccole quotidianità e quindi, in molti casi, a cercare nella criminalità quelle tinte forti di cui ne sentivano “fame “. Il luogo è un cortile senza tempo nel quale è arrivato il cantastorie e gli attori, ascoltando la storia, entrano a farne parte. Una favola dentro la fiaba che scorre tra pensieri e movimenti. Lo spettacolo non ha assolutamente la pretesa di cambiare la morale della favola quanto di esprimere la necessità del gruppo di trovare un significato al proprio agire e di imparare a guardare i fatti da diversi punti di vista.

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