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Da Sabato 8 Settembre a Domenica 4 Novembre
Mostre




Vivre d'Hazard - Mostra antologica di Piero Bolla

Saluzzo, Piazza Castello, presso La Castiglia


Piero Bolla è la materia dei suoi quadri, delle sue sculture, delle sue installazioni, come si dice oggi. Una materia che produce con forza, ciò avvenga su tela o nello spazio, una solida presenza che è poi quella dell’artista stesso, che si arrovella sulla sua condizione, sui suoi strumenti, sullo spazio, sulla fotografia, sulla Storia dell’arte.

Fino al senso dell’esistenza, all’ironia con cui egli sfida la vita, al melodramma della commedia umana. Bolla possiede nella sua figura alta, nel suo passo lungo, nella sue mani grandi e contorte, il vigore pronto alla sfida a scalare il mondo, disposto come l’occhio e la penna di Fenoglio quando guardava una collina, o descriveva le campane della chiesa quel giorno che suonarono in modo che “sembrò che sulla città piovesse scheggioni di bronzo.” Bolla in realtà non dipinge, non scolpisce, costruisce.

Il suo sublime si sprigiona dall’ostinata e lucida convinzione che l’arte è la forma più alta di conoscenza, non secondaria, e tanto meno subalterna a scienza o filosofia, o politica. Il dipanarsi di questa conoscenza consiste nell’atto di produrre stuoli di quadri e di sculture, da radunare fino nei più nascosti meandri della sua casa.

Ed ecco nei quadri le indagini sul peso, sul caldo, sul movimento, sul tatto, nel divenire della coppia che balla, del violinista, o nella pendenza innaturale della scala delle ossessioni nei sogni. Fino alla rappresentazione della bestialità debordante dei cani, o in quella del gesticolare cosciente e espressivo di scimmie immerse in qualche contesa tra di loro. Fino alla produzione di torme di piccoli manichini di carta, modellati a decine con fogli di giornale e nastri adesivi, moltiplicati in tante pose diverse, sostenuti nel vuoto da indifferenti e estranei pioli di ferro, che realizzano l’anonimato di individui, sempre diversi e sempre uguali che, per dirla con Feuerbach, sono ciò che mangiano: pane e mass media, appunto.

Dagli anni cinquanta fino a oggi nella sua storia di artista si dipana il filo della conoscenza come atto di tensione verso il reale. Dai primi quadri di mobili e attrezzi, pietrificati in pigmenti materici, agli oggetti fermati in un momento della loro storia e del loro uso, alle fotografie, alle nude e fredde percezioni della cultura di massa. Un film di immagini in cui sempre si intravedono le lezioni provenienti dai movimenti dell’arte contemporanea, dall’avanguardia storica, dalla Pop, fino al post moderno, sempre giocate con una profonda e imprevedibile originalità. Questa è la storia delle opere di Bolla, in cui la sua esperienza di uomo si è piegata, riflettuta, pietrificata. E in cui anche la nostra coscienza si rimescola e si riconosce.

La mostra è promossa dal Comune di Saluzzo, organizzata dalla Fondazione Amleto Bertoni in collaborazione con l’a.p.s. Ur/Ca Casa Laboratorio di Saluzzo con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Saluzzo.

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